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Giustizia e Speranza nel segno del Giubileo



“Nell’Anno giubilare saremo chiamati ad essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio. Penso ai detenuti che, privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto”.


Così scrive Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo, invitando a non dimenticarci che il Giubileo è per tutti e di tutti, anche di coloro che sono privati della libertà personale. È significativo, inoltre, che il Santo Padre abbia scelto, il 26 dicembre scorso, di aprire la Porta Santa anche nel carcere di Rebibbia per portare simbolicamente vicinanza ai detenuti di tutte le carceri sparse nel mondo.


Nel messaggio di quest’anno per la Quaresima, Papa Francesco ci interroga sul nostro modo di relazionarci con gli altri, se siamo cioè capaci di sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini. (Dal Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2025).


Sollecitati da questo e altri interrogativi, insieme alla Cappellania penitenziaria diocesana, come Caritas diocesana abbiamo scelto di sostenere nel cammino di Quaresima le attività a favore delle persone detenute nella casa di reclusione di Fossombrone, con l’obiettivo di coinvolgere il più possibile la comunità ecclesiale e civile nel conoscere una realtà, quella carceraria, che spesso resta emarginata e inascoltata.


La Cappellania penitenziaria offre infatti un servizio di ascolto e di assistenza all’interno del carcere. Con i fondi raccolti si vuole sostenere gli aiuti e l’acquisto di beni materiali di prima necessità per i detenuti. All’esterno del carcere si realizzano invece diversi percorsi di reinserimento e integrazione sociale di persone ex-detenute, esperienze di messa alla prova o di volontariato sociale. Non può mancare infine un’azione di sensibilizzazione della comunità sul tema della riconciliazione e della giustizia riparativa. Quest’ultimo approccio consiste nel considerare il reato principalmente in termini di danno alle persone. Per chi aderisce ad una proposta di giustizia riparativa, significa avere un’opportunità di riparare in modo attivo e volontario al male che è stato generato dal fatto criminoso e al tempo stesso scoprire che c’è una giustizia che sa riparare e non solamente punire. Dopo un reato o un fatto lesivo, sapere di poter riparare e di poter essere riparati è fondamentale per autori, vittime e comunità. Risarcire e ripartire, ma anche la necessità di coinvolgere la comunità civile che ha bisogno di rispondere creando legami comunitari laddove c’è stata una sofferenza.


Le comunità spesso vedono questa pratica come un indebolimento della pena, mentre in realtà è un percorso di riconciliazione e di assunzione di responsabilità fortemente attivo e non semplicemente imposto o subito come accade con l’applicazione delle pene del sistema penale tradizionale.


In questa dimensione profonda si colloca il nostro impegno a “farci prossimi”, animati dalla certezza che ogni gesto di vicinanza, ogni abbraccio e ogni parola di conforto sono segni concreti di una speranza che non conosce confini e che ci chiama a sostenere chi è emarginato nella ricerca di una nuova dignità.

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