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Giuditta e ...Trump



Giuditta, una delle donne che emergono nella Bibbia, la donna forte, in genere è associata a Oloferne, comandante supremo dell’esercito babilonese, al quale ha tagliato la testa liberando così il suo popolo assediato. Sappiamo che ciò che la Bibbia ci racconta non lo fa per una cronaca, ma perché conosce bene il cuore dell’uomo e sa che ci sono situazioni che si ripetono nella storia.


Giuditta è una donna fedele a Dio, che sa che Lui può ogni cosa: “attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido” (Gdt 8,17). Sa che Dio agirà, ma osa comunque domandargli di fare ciò che lei ha in mente: “O Dio, mio Dio, ascolta anche me …metti nella mia mano di vedova la forza di fare quel lo che ho pensato” (Gdt 9,4;9). E così accadrà, con uno stratagemma riuscirà ad uccidere Oloferne e tutta la sua potenza.


La storia si ripete. Ancora oggi è una donna di Dio a “sfidare” un capo e il suo potere, ad agire in prima persona per difendere il suo popolo, quello più debole, quello più indifeso. E così Mariann Budde, prima donna vescovo della Diocesi Episcopale di Washington, alla cerimonia di preghiera alla National Cathedral per il neopresidente degli Stati Uniti, durante la predica, con tono pacato ha rivolto queste parole a Donald Trump: “Le chiedo di avere misericordia per le persone nel nostro Paese che adesso hanno paura”, riferendosi alla comunità lgbt e ai migranti, a seguito del discorso tenuto dal Presidente il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca.


La vescova ha poi chiesto di guardare con occhio diverso alle persone che “lavorano nelle nostre fattorie, puliscono le nostre case e i nostri uffici, lavorano negli impianti del pollame e della carne, che lavano i piatti dopo che ceniamo nei ristoranti e fanno il turno di notte ne gli ospedali: forse non sono cittadini, forse non hanno i documenti a posto, ma la maggioranza degli immigrati non sono criminali”.


Ha poi proseguito: “Le chiedo di avere pietà, signor presidente, delle persone i cui figli temono che i loro genitori vengano portati via, e di aiutare coloro che fuggono da zone di guerra e persecuzioni nelle loro stesse terre a trovare compassione e accoglienza”. Le sue parole hanno il sapore di un consiglio per ritrovare la strada giusta. Come se si stesse rivolgendo a un fedele che si è smarrito, parole che fanno eco a quelle pronunciate più volte da Papa Francesco.


Il New York Times ha definito quello di Mariann Budde «uno straordinario atto di resistenza», lei che è una delle voci più influenti della Chiesa episcopale americana, nota per il suo impegno verso la giustizia sociale e i diritti umani.


Come Giuditta ha il coraggio di osare contro il potere e infatti il neopresidente ha dimostrato di non aver gradito le sue parole: “Non è stata una buona funzione, tono sgradevole”. Budde non ha tagliato la testa a Trump, ma comunque gli ha inferto un colpo. Budde, un’altra donna forte che come Giuditta agisce in nome di Dio.

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