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A Natale Puoi



A Natale puoi “fare quello che non puoi fare mai.”

Così recita un canto di Natale. Oggi possiamo fare tante cose; vige un po’ l’edonistico principio del “se va bene a me va bene a tutti”. Cosa allora non possiamo fare?


Lo scopriamo proprio dentro il Natale, in particolare questo Natale in cui ci sarà l’apertura della Porta Santa a San Pietro, prevista per il 24 dicembre, che darà il via al Giubileo del 2025.


Nella Bibbia la Legge mosaica stabilisce che ci siano anni giubilari e Gesù, all’inizio del suo ministero, facendo proprie le parole del profeta Isaia, dichiara che in se stesso c’è il compimento dell’anno di grazia del Signore: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19).


Ecco cosa è in sintesi un Giubileo e papa Francesco ancora una volta coglie ciò di cui l’umanità ha più bisogno, ciò che spesso non possiamo fare: permetterci di sperare. Così scrive nella bolla di indizione del Giubileo, “Spes non confundit”: “L’imprevedibilità del futuro fa sorgere sentimenti a volte contrapposti… Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la Speranza”. E ricorda quanto S. Paolo scrive ai cristiani di Roma: “La Speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).


Afferma ancora il papa continuando a citare S. Paolo: “La speranza cristiana, in effetti, non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? [...] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,35.37-39)”.


Quanto sembra difficile, o lontano, dentro il quotidiano pensare che nulla possa separarci da questo Amore e che la Speranza abbia la forza di riempire il nostro presente, che la nostra vita possa dire col salmista: “Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore” (Sal 27,14). Eppure “la felicità è la vocazione dell’essere umano, un traguardo che riguarda tutti”, dice ancora il papa; e allora anche se la speranza ha molti nemici, come antidoto fermiamoci davanti ad un presepe, a contemplare in Gesù bambi no un Dio che si fa accanto con il suo Amore. A Natale puoi, puoi darti una possibilità nuova di speranza.

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